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IL GIORNALE DI VICENZA, Mercoledì 23 aprile 1997.

Gli scavi in un cantiere ai Ferrovieri riaprono una tragica pagina di storia. Riaffiorano i rottami di un caccia Usa: scortava i primi bombardieri sulla città. È stato il primo aereo abbattuto.E dopo 53 anni il P-38 è tornato.I rottami di un areo americano sono venuti alla luce nei giorni scorsi nel corso dei lavori di sbancamento per la costruzione di una palazzina nel quartiere dei Ferrovieri.
II ritrovamento è stato effettuato dalle ruspe dell'impresa Covesmi che sta bonificando l'area fra via Maganza e viale Fusinato. Sul posto sono stati fatti intervenire anche gli artificieri del genio militare, nel timore che accanto ai rottami dell'aereo potessero trovarsi anche ordigni esplosivi. La ricerca però fino ad ora non ha dato riscontri; infatti si trattava di un caccia.
Il ritrovamento a cinquantaquattro anni di distanza, per quanto casuale, apre una pagina di storia vicentina. Quei rottami infatti appartengono al primo aereo americano caduto in città.
Era venuto a far da scorta al primo gruppo di bombardieri che infierirono sulla città. In seguito Vicenza sarà bombardata pesantemente per altre dieci volte. Dal Natale del '43 fino alla Liberazione, l'allarme aereo in città è suonato mille 127 volte.
Il motore recuperato nei giorni scorsi, ma altri resti lo saranno nei prossimi giorni, appartiene al caccia Lightning P. 38, costruito negli Stati Uniti dalla Lockheed nel1943. Era pilotato dal tenente William Downing del 96° squadrone dell'82" gruppo caccia. Il pilota, secondo Anacleto Sgaggero che abita nella vicina via Maganza, oggi settantacinquenne, si sarebbe salvato gettandosi con il paracadute e sarebbe finito dentro l'Arsenale ferroviario dove sarebbe stato catturato dai tedeschi. Ufficialmente di lui non si è più saputo nulla. Il caccia americano, secondo la ricostruzione di Giuseppe Versolato, storico dell'aviazione vicentina, autore di «Ali su Vicenza» pubblicato lo scorso anno, faceva parte della scorta ai venti bombardieri B 24 che alle 11 del 25 dicembre del '43, bombardarono la città.
«La scelta della città fu causale - racconta Versolato -. Quel giorno l'obiettivo doveva essere Udine. Invece una raggiunta la città friulana, sia per il brutto tempo che per l'attacco dei caccia tedeschi, si diressero su Vicenza. Alle 11 arrivarono 20 B-24, scortati da 35 caccia. Da Udine a Vicenza i caccia tedeschi e statunitensi ingaggiarono duelli e combattimenti continui. Dopo il bombardamento sulla città gli americani rientrarono alla base di Brindisi da dove erano partiti. Quella giornata persero in tutto sei caccia. Sono dati che ho ricavato consultando documenti americani e parlando con i veterani. Non so nulla invece delle perdite dei tedeschi».
L'obiettivo pare dovesse essere l'aeroporto, o quanto meno la stazione ferroviaria. Invece le bombe, sganciate da 6 mila e 600 metri, colpirono più a sud, San Bortolo, Via Medici, Viale D'Alviano. Ci furono più di trenta morti e parecchi danni alla città.
Ecco comunque, ripresa dal volume di Giuseppe Versolato, «Ali su Vicenza», pubblicato dall'editore Egida, la cronaca di quel bombardamento come risulta nelle memorie personali dell'expilota  vicentino  Attilio Epulandi.
«Il duomo era affollato, il vescovo Zinato aveva appena terminato la predica  e ripreso la messa. Ad un certo punto avvertimmo il rombo dei motori dei bombardieri alleati, ma non era stato dato con le sirene alcun allarme e la gente non si preoccupò. All'improvviso - scrive Epulandi - il pavimento si mise a tremare e lo schianto delle bombe creò il panico tra la folla e noi che eravamo prossimi alla porta centrale fummo i primi ad uscire. Ci fermammo al riparo esterno della chiesa, proprio all'angolo con piazza Duomo. In quel momento vidi un velivolo da caccia americano P-38, sorvolare da est verso ovest la città a non più di mille metri di altezza con in coda un Bf 109 Messerschmitt tedesco che gli sparava. Il caccia americano aveva il motore di destra in fiamme e il pilota lo tenne in volo fino sopra la stazione ferroviaria e poi lo gettò in verticale e si lanciò con il paracadute. Il velivolo cadde a pochi metri dai binari della linea ferroviaria, nei pressi del cavalcavia di viale D'Annunzio».
«Quando precipitò l'aereo ero andato all'ospedale a trovare un amico -racconta Anacleto Sgaggero - e quando ritornai a casa era già piantonato dai carabinieri. Lo tennero sotto controllo per dieci-quindici giorni. Poi se ne andarono. C'era un sacco di gente che cercava di recuperare qualcosa. Io avevo 21 anni, facevo il muratore, chiesi mezza giornata di permesso e insieme con i contadini e con l'aiuto del loro trattore, un vecchio Ford, recuperammo uno dei motori. Lo portammo in strada e lo vendemmo subito per duemila lire, non mi ricordo a chi. Me ne toccarono mille. Allora ci volevano mesi per mettere insieme mille lire. Se avessi saputo che c'era un altro motore sottoterra avrei scavato ancora. Allora c'era la guerra». Gianni Nizzero.

Da questo articolo è stata ricavata una tavola di fumetto pubblicata dal Giornale di Vicenza il 7 Luglio 2005:





 

Caccia Lightning P. 38 Lockheed, primo aereo U.S.A.A.F. caduto a Vicenza (articolo).


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