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Personaggi del cinema.

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Una domenica pomeriggio, il telefono squillò nella « Casa rosa ».
« Parla Mike Todd. Mi trovo da Joe Schenk. Voglio parlarle. Porti qui il suo deretano. »
Avevo già formulato a metà un pretesto cortese, quando mi resi conto che il ricevitore all'altro capo del filo era stato riattaccato da un pezzo. Non avevo mai conosciuto Todd, ma mi erano stati raccontati cento episodi su quel leggendario maestro dello spettacolo, giocatore d'azzardo, organizzatore o truffatore... tutti lo vedevano sotto punti di vista diversi.
Avevamo la casa piena d'amici, quel pomeriggio, e il parere generale fu che, qualsiasi altra cosa fosse potuto essere Todd era sempre interessante e io avrei dovuto, in effetti, portare il deretano in casa di Joe Schenk.
Quando arrivai, Todd si trovava accanto alla piscina. Di statura media e di proporzioni perfette aveva un'abbronzatura color mogano. Indossava il più esiguo degli slip. Sul capo un enorme cappellone bianco, in bocca un sigaro di dimensioni grottesche.
Gli mancava il tempo per i preliminari.
« Ha mai sentito parlare di Jules Verne? »
« Sì, certo. »
« Ha mai letto Il giro del mondo in ottanta giorni'? »
« Sono stato svezzato con quel libro. »
« Non ho mai prodotto un film prima d'ora, ma produrrò questo... Le piacerebbe impersonare Phileas Fogg? »
II cuore mi diede un balzo. « Lo farei gratis. »
Todd gettò da una parte cappellone e sigaro.
« È deciso », disse, e scomparve sotto la superficie della piscina.
Da quel momento e fino a quando, sei mesi dopo, terminarono le riprese del film, vissi in un'atmosfera di pura fantasia. Nessuno sa dove Todd avesse trovato i necessari sette milioni di dollari, e senza dubbio non se li procurò tutti insieme, perché varie volte la lavorazione del film si fermò mentre strani gentiluomini, scuri di carnagione, arrivavano da New York per consultazioni urgenti. Per settimane e settimane di seguito continuammo a non essere pagati. Todd persuase SJ. Perelman a scrivere la sceneggiatura e assunse John Farrow come regista del film.
Cantinflas, il torero e comico messicano, arrivò per interpretare la parte del mio valletto, Passepartout, e Shirley Mac Laine ottenne il contratto per avere la parte della principessa Aouda.
« Ma chi diavolo prendiamo per impersonare Fix, l'investigatore? » domandò Todd, biascicando l'inevitabile sigaro.
« Che ne direbbe di Robert Newton? » gli suggerii.
Todd rimase incantato dall'idea e fece immediatamente una telefonata.
« L'avverto, però, Mike », dissi, sentendomi sotto ogni aspetto un mascalzone, « Bobbie è un grande amico mio, ma beve molto, di questi tempi, e lei deve tutelarsi. Molti hanno paura di assumerlo... è solito scomparire. »
« Voglio parlare con Newton », disse Todd, fermamente. « E quando arriverà voglio che lei rimanga qui in ufficio. »
« Per amor del Cielo, non gli riferisca quello che ho detto », lo supplicai. « Non mi perdonerebbe mai. »
Poco tempo dopo, Bobbie Newton entrò strascicando i passi. Non lo vedevo da alcune settimane e apparve chiaro che si era abbandonato a sbornie di proporzioni eroiche.
Todd cominciò con la sua routine.
« Mai sentito parlare di Jules Verne? »
« Ah, mio caro », disse Newton. « Che scrittore! »
« Il giro del mondo in ottanta giorni? »
« Un romanzo fantastico, vecchio mio. »
« Le piacerebbe impersonare Fix? »
« Una parte splendida », disse Bobbie facendo roteare gli occhi. « Sbaglio, o lei me la sta offrendo, caro il mio ragazzo? »
« Potrei », disse Todd, e io mi sentii il più schifoso dei vermi quando continuò: « Ma il suo amico Niven, qui, dice che lei è un ubriacone ».
« Aah! » fece Newton. « II mio amico, Niven, è un maestro in fatto di sottovalutazioni. »
Fu assunto immediatamente e diede a Todd la sua parola d'onore che sarebbe rimasto astemio per tutta la durata delle riprese. Mantenne virilmente la promessa.
Mentre si giravano gli esterni a Durango, nel Colorado, Bobbie e io andavamo ogni sera dopo le riprese a pescare, lottando contro le trote arcobaleno dei laghi di montagna. Dinanzi a un freddo tramonto autunnale, con striature di azzurro fumo di legna che sfioravano la superficie dell'acqua e gli ultimi raggi del sole che illuminavano le tinte sfarzose dei pioppi tremuli e dei faggi, Bobbie mi confessò che in realtà non gli era stato affatto difficile fare quella promessa a Todd perché, proprio quella stessa mattina, il suo medico lo aveva ammonito: se si fosse attaccato ancora una volta alla bottiglia, ci avrebbe quasi certamente rimesso le penne. Due settimane dopo il termine delle riprese del film, Todd richiamò alcuni di noi per aggiungere una scena su una nave. La presenza di Bobbie Newton era necessaria per un giorno soltanto, ma quando egli arrivò, il suo grido tonante: « Ancora una volta sulla breccia... », lasciò presagire notizie allarmanti. « Oh, Bobbie », gli dissi, « che cosa hai fatto a te stesso? »
« Non rimproverarmi, amico caro, per piacere, non rimproverarmi », disse.
Di lì a pochi giorni, gli avvertimenti del medico a quell'uomo generoso, ricco di talento e meraviglioso, risultarono tragicamente giustificati.
Se anche Todd incontrava difficoltà nel reperire i fondi per la sua epopea, sembrava non incontrarne alcuna nel persuadere i più grandi nomi dello spettacolo a recitare piccole particine, per divertimento. Cominciammo girando in Spagna con Louis Miguel Dominguìn che si esibì nell'arena, e là, dopo un litigio, Todd sostituì il regista, John Farrow, con il giovane inglese Michael Anderson.
A Londra, altre particine furono interpretate dal Noèl Coward, John Gielgud, Trevor Howard, Robert Morley, John Mills, Beatrice Lillie, Hermione Gingold, Hermione Baddeley e Glynis Johns; poi, quando tornammo infine in California per girare la maggior parte del film, ridivenni vaccinato contro ogni sorpresa allorché mi trovai a recitare quasi quotidianamente scene con diversi e illustri visitatori... tra i quali Ronald Colman, Charles Boyer, Martene Dietrich, Frank Sinatra, George Raft, Red Skelton, Victor McLaglen, Andy Bevine, Joe E. Brown. Cedric Hardwicke e Buster Keaton.
Non so come, Todd aveva inoltre trovato il tempo di collezionare qualcuno per sé personalmente e, radiosa di felicità. Elizabeth Taylor divenne un'istituzione permanente.
Nulla riusciva a sconcertare Todd... quando un gregge di parecchie centinaia di pecore bloccò la nostra automobile mentre andavamo a girare gli esterni nel Colorado, lui lo acquistò.
« Idea magnifica! » esclamò. « Metteremo le pecore davanti al treno per fermarlo. »
Le pecore venivano portate al mercato, per cui si rese necessario nutrirle, con forti spese, e mantenerle in vita fino al grande momento. Quando il momento giunse, lungi dal fermare il treno, esse gli si dispersero dinanzi simili a pula.
« Vendete le dannate pecore », ordinò Todd, « ci occorre un branco di bufali. » Trovò anche i bufali, nell'Oklahoma, e la scena venne girata di nuovo, con parecchie centinaia di animali giganteschi che si avventavano in tutte le direzioni.
A Parigi, mentre giravamo, grazie alla fortuna di Todd, nell'unica giornata di sole in cinque settimane di pioggia incessante, fummo raggiunti da Fernandel e da Martine Carol. Todd ebbe bisogno di tutta la fortuna di cui poteva disporre quando invase Piace Venderne e ordinò che venissero portate via a rimorchio le automobili che avrebbero potuto ostacolare la giornata di riprese.
Una di quelle automobili risultò appartenente a un ministro che aveva passato la notte fuori di casa. A Todd venne ordinato di interrompere le riprese e la polizia intervenne per far rispettare l'ordine. Lui, prontamente, pagò due tassisti affinchè inscenassero uno scontro frontale in rue de Rivoli, e, nella confusione che ne seguì, finì di riprendere le scene.
A Londra « rubò » l'inquadratura di una compagnia delle guardie che stava uscendo dalla caserma Wellington e riuscì a farla separare a ciascun lato della macchina da presa con il semplice espediente di mimetizzare quest'ultima su un carretto di verdure e di spingere... Quello, e non è il caso di stupirsene, fu l'ultimo giorno di riprese nelle vie di Londra.
A Balboa, Todd trasformò un vetusto panfilo a vela in un battello a ruote costruendo sul ponte una grossa sovrastruttura che ospitava il poderoso motore di una funicolare di San Francisco per far girare le ruote a pale. Non soltanto il panfilo era adesso pericolosamente appesantito, ma, mentre uscivamo adagio dal porto, con tutto il carico degli attori, dei tecnici, dei riflettori e delle macchine da presa, ci fu fatto capire che ci aspettava una traversata tempestosa. Additai i segnali di tempesta akati in quel momento dalla guardia costiera all'estremità del frangiflutti.
« Non vedo un corno di niente », disse Todd. « Sono Nelson. »
Risultò poi che era troppo pericoloso fare invertire la rotta al panfilo nel mare grosso e dovemmo arrivare fino a Catalina prima di trovare il coraggio di provarci.
Con l'incantevole Elizabeth al fianco, Todd rimase indomito fino all'ultimo, anche quando lo sceriffo di Los Angeles sequestrò la pellicola impressionata del film, immobilizzando così il suo solo attivo nello Stato della California, fino a quando i vari creditori locali non fossero stati placati.
A Todd era consentito montare e musicare il film durante il giorno, sotto lo sguardo vigile di un vicesceriffo, ma ogni sera la pellicola doveva tornare in cassaforte.
Non so come, Todd riuscì a tenere a bada il nemico e, finalmente, il film fu pronto per essere presentato al pubblico. Lo sceriffo venne persuaso a consentire che la pellicola viaggiasse fino a New York per la grande prima di gala al cinematografo Rivoli.
« Devi riportare il deretano all'Est », mi disse Todd. « Devi essere presente laggiù, davanti al botteghino che rende. »
Todd ci mandò i biglietti dell'aereo e ci alloggiò nel più lussuoso appartamento dell'Hotel St. Regis. Non mancava un dono per Hjordis, quando arrivammo, e le stanze erano piene di fiori; ci aspettavano inoltre caviale e champagne.
La prima fu uno sperpero alla Todd; la polizia a cavallo arginò la folla vociante mentre il pubblico, formato da un migliaio di famosi personaggi in abito da sera, entrava nella sala. Ogni spettatore ricevette un programma mirabilmente rilegato e illustrato, sulla cui copertina figurava, inciso in oro, il suo nome. Dopo lo spettacolo, Todd offrì un banchetto, annaffiato con champagne, a millecinquecento persone nell'Hotel Astor.
Dove aveva preso i soldi per tutto ciò? La risposta, stando a Bennett Cerf, della casa editrice Random House che aveva stampato il programma, è che non li aveva presi affatto. La mattina dopo la prima, l'assegno da lui firmato agli editori... risultò scoperto.
Non importava, il giocatore d'azzardo Todd era arrivato al traguardo con l'ultimo penny e quando il pubblico ebbe smesso di applaudire e furono lette le critiche entusiastiche, eccolo là allegramente in piedi accanto al botteghino.
Il giro del mondo in ottanta giorni vinse l'Academy Award come il miglior film dell'anno e divenne uno degli spettacoli più redditizi di tutti i tempi.
Todd sposò Elizabeth e le regalò un brillante grosso come una pista di pattinaggio. Per sé comprò un bimotore.
Hjordis e io, con una strana logica, proprio mentre mi venivano offerti molti buoni film, decidemmo che quello era il momento ideale per allontanarci alcuni mesi da Hollywood, e così facemmo il giro del mondo in aereo.

Brano tratto da: David Niven - La luna è un pallone.
Titolo dell'opera originale: The Moon's a Balloon.

1^ Edizione, Oscar Mondadori, giugno 1974.

Shirley Mac Laine - Principessa Aouda.

Testo.
David Niven - Phileas Fogg.
Mario Moreno (Cantinflas) - Passepartout.


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